AIUTI FARMACEUTICI AI PAESI POVERI

Alla c.a. del Direttore del quotidiano L'Adige

Le mando una risposta che dice come stanno le cose in quanto ad aiuti farmaceutici ai paesi poveri, questione tirata in ballo da Sorbi in una vostra intervista. Grazie per l'attenzione.
Lenzi Raffaella


Ho letto sul vostro quotidiano al quale sono abbonata, l'intervista al sessantottino Sorbi il quale dichiara che i no global non studiano. Riferendosi alla questione dell'accordo siglato il 30 agosto a Ginevra pubblicamente annunciato come soluzione per rendere accessibili i farmaci ai Paesi più poveri, afferma che la denuncia che in ogni occasione i no-global fanno della povertà nel mondo non porta a nessuna soluzione del problema e si riduce a lamentela. In questo caso il signor Sorbi è impreparato se non peggio malinformato.

L'accordo raggiunto in sede di Organizzazione mondiale del commercio (WTO) a proposito dei farmaci salvavita non favorisce i pazienti poveri. Le intenzioni originali erano di facilitare la fornitura di farmaci generici a basso costo per i Paesi in via di sviluppo. In realtà questo accordo ha moltiplicato gli ostacoli legali, economici e politici alla produzione e all'esportazione di farmaci generici per il futuro. Le regole globali sui brevetti continueranno a far aumentare i prezzi dei medicinali e favoriranno le multinazionali farmaceutiche occidentali. Al contrario, i Paesi in via di sviluppo avranno poche alternative ai prezzi astronomici e al lungo monopolio dei medicinali di marca delle compagnie farmaceutiche.

L'intero testo pone così tante lungaggini da bloccare la possibilità di salvare vite umane. Sia per i cavilli burocratici messi sulla capacità di importazione che per gli ostacoli posti alle esportazioni. Il paese che vuole importare un medicinale dovrà notificare il nome e la quantità di prodotto di cui necessita: capacità di previsione di questioni sanitarie che le amministrazioni dei paesi poveri non sempre hanno. Le lungaggini burocratiche per i paesi esportatori nel richiedere, produrre ed esportare un farmaco per una epidemia potrebbero essere troppo lunghe rispetto al tempo di sopravvivenza dell'ammalato....

In futuro, entrato in vigore l'accordo, se scoppiasse un'epidemia che richiedesse l'uso di un farmaco nuovo sarebbe impossibile agire prontamente.

Ma perché rendere economicamente insostenibile la produzione di un farmaco generico destinato all'esportazione nei paesi poveri? Perché stoppare così la competizione economica? Il motivo può essere solo uno, salvare qualche monopolio...

Comunque questo è il rischio che si corre quando temi delicati come quelli legati alla salute vengono trattati dall'organizzazione del commercio, WTO. Mi pare chiaro che ci troviamo di fronte ad un'inversione degli stessi principi sanciti a Doha: con questo accordo si stabilisce la salvaguardia delle questioni economiche, e quindi di proprietà intellettuale, su quelle umanitarie.

Tanto più che oggi parliamo soprattutto di antiretrovirali, perché rappresentano la grande fetta di farmaci coperti da brevetto nei paesi ricchi, ma domani potremmo parlare di tanti altri nuovi farmaci. Di nuovi antibiotici, destinati a nuovi tipi di malattie che verranno brevettati divenendo così ancora una volta proibitivi per chi ne avrà bisogno.

Raffaella Lenzi per il "Movimento per i Diritti - Su la testa"

Movimento per i Diritti SU LA TESTA
Web Site http://sulatesta.byelabor.it



last update: 10 settembre 2003