DAL MOZAMBICO:
Signor Presidente, sono uno scrittore di una nazione povera, un paese che è già stato incluso nella vostra lista nera. Milioni di mozambicani ignorano che male vi abbiano fatto. Siamo piccoli e poveri: che minaccia possiamo rappresentare? La nostra arma di distruzione di massa, in fondo, è rivolta verso di noi: è la fame, la miseria. Ebbene io, povero scrittore di un povero paese, ho fatto un sogno. Come Martin Luther King una volta sognò che l' America era la nazione di tutti gli americani. Ho sognato che non ero un uomo, ma un Paese. Sì, un Paese che non riusciva a dormire perchè viveva spaventato da cose terribili. Quel timore mi ha portato ad esprimere una richiesta che, nel sogno, aveva a che vedere con Lei, caro Presidente. Esigevo che gli Stati Uniti d'America procedessero con l'eliminazione delle loro armi di distruzione di massa. Esigevo inoltre che ispettori delle Nazioni Unite fossero inviati nel vostro Paese. (...) I fatti che alimentavano il mio sospetto
purtroppo erano reali, e non prodotti dal sogno. La lista è così lunga che ne sceglierò
soltanto qualcuno. Eccoli: Svegliandomi, sono passato dall'incubo del sonno a quello della realtà. La guerra che Lei, Signor Presidente, si è ostinato a voler intraprendere, ci potrà liberare da un dittatore. Ma diventeremo tutti più poveri. Affronteremo maggiori difficoltà nelle nostre già precarie economie e avremo meno speranza in un futuro governato dalla ragione e dalla morale. Avremo meno fiducia nella forza regolatrice delle Nazioni Unite e nelle convenzioni del diritto internazionale. Resteremo, alla fine, più soli e abbandonati. (...) Signor Presidente, l'Iraq non è Saddam. Sono 22 milioni di madri e figli, e di uomini che lavorano e sognano, come fanno i comuni nordamericani. (...) Alla fine, ci libereremo di Saddam. Ma continueremo ad essere prigionieri della logica della guerra e dell'arroganza. Non voglio che i miei figli (né i suoi) vivano dominati dal fantasma della paura. E che pensino che, per vivere tranquilli, abbiano bisogno di costruirsi una fortezza. E che saranno solo al sicuro quando dovranno spendere fortune in armamenti. Il vescovo americano Monsignor Robert Bowan, le ha scritto, alla fine dell'anno scorso, una lettera intitolata: "Perchè il mondo odia gli Stati Uniti?". Bowan, vescovo della chiesa cattolica della Florida, ha combattuto in Vietnam. Sa cos'è la guerra, e ha scritto: "Siamo obiettivo dei terroristi perchè, nella maggior parte del mondo, il nostro governo ha difeso la dittatura, la schiavitù e lo sfruttamento degli esseri umani. Siamo obiettivo dei terroristi perchè siamo odiati. E siamo odiati perché il nostro governo commette cose odiose". (...) La maggior minaccia che incombe sull'America non sono gli armamenti degli altri. E' l'universo di menzogne che si è creato intorno ai vostri cittadini. Il pericolo non è il regime di Saddam, nè nessun altro regime. Bensì il sentimento di superiorità che sembra animare il suo governo. Il suo nemico principale non è fuori. E' dentro agli Stati Uniti. Io vorrei poter festeggiare la caduta di Saddam Hussein. E festeggiare con tutti gli americani. Ma senza ipocrisia, senza argomenti ad uso di minorati mentali. Perchè noi, caro presidente Bush, noi, popoli dei paesi piccoli, abbiamo un'arma di costruzione di massa: la capacità di pensare. Estratto dal testo originale in
portoghese dello scrittore mozambicano Mia Couto tradotto da Silvana Salerno e diffuso sulla Mailing
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